Pilea Peperomioides

Da qualche tempo, un paio d’anni, è diventata una pianta super fotografata, che imperversa su Instagram ed è una delle piante più popolari in assoluto.

Le ragioni della sua fama sono state suggerite e ipotizzate tante volte, ma qui cercherò di dare la mia personale opinione, spiegherò perchè la amo e perchè resta per me una delle mie piante preferite.


Quello che mi attira di più in questa pianta, è la sua forma. Cerchi quasi perfetti, connessi al tronco legnoso da steli curvi ma ben delineati. La percezione delle forme e dei colori, esplicitata dalla teoria psicologica della Gestallt nei primi del novecento, inizia a gettare le basi per lo studio delle reazioni da parte del nostro cervello a specifiche forme e colori.
Il cerchio, nello specifico, è associato alla completezza, all’amore, all’eternità, alla protezione, all’intellettualismo e alla femminilità. La sensazione di protezione e sicurezza che il cerchio instilla nella maggior parte di noi, è il motivo per cui la maggior parte dei disegni e dei cartoni animati per bambini hanno forme curve e flessuose, difficile vedere spigoli o forme “aggressive”. Per la stessa ragione, per esempio, il panda è uno degli animali più amati, tutto in lui ricorda un cerchio.
Anche in me, evidentemente il cerchio emana questo senso di pace e serenità.


Le morbide foglie verdi sanno di poter contare su un tronco forte e robusto che le accompagnerà sempre più in alto, e diventerà sempre più legnoso, solido e deciso col passare degli anni.

Crescendo, la pianta compie un miracolo, producendo piccoli cloni che spuntano come alberelli dalla terra. Questa è una delle ragioni per cui è una pianta così amata: basterà staccare con taglio deciso questi “figli”, per creare tante nuove piantine, da regalare oppure da sparpagliare in casa, su altri davanzali. Personalmente preferisco tenerli nel vaso con la pianta madre per il semplice fatto che, a causa dell’età e della fatica nel dare vita a nuovi germogli, la pianta madre stanca spesso lascia andare le sue foglie basali, esponendo così il suo tronco che diventa un po’ spoglio. Tenendo i nuovi germogli nel vaso, la pianta sembra un po’ più piena.


Questo è un comportamento normale per qualsiasi pianta, lasciare andare le foglie vecchie per concentrare le energie in nuove crescite e nuova vita. Se l’aspetto generale della pianta è florido e vivace, non dobbiamo certo preoccuparci di qualche foglia che ingiallisce e cade. E’ il ciclo della vita, il vecchio viene rimpiazzato dal giovane, il debole cede il passo al forte.


Trovo inoltre sia molto semplice prendersi cura della Pilea, se le diamo le giuste condizioni: luce abbondante e acqua quando la chiede.

Ricordiamoci che il cibo delle piante è la luce, attraverso la quale effettuano il processo della fotosintesi che crea le molecole atte alla sopravvivenza. Concimi e booster altro non servono che ad aiutare la pianta, ma certamente non sostituiscono l’energia della luce. Un po’ quando noi prendiamo integratori e vitamine, che non possono certamente sopperire a pasti saltati o vita sregolata. La mia la tengo su un davanzale interno esposto ad est, con luce diretta per un paio d’ore al mattino e poi indiretta per il resto della giornata. Le foglie, effettivamente, sono un po’ scolorite a causa della luce a volte forte, e forse anche per l’utilizzo di acqua del rubinetto, ma questo non la indebolisce anzi, nell’ultimo mese, ha prodotto ben 6 nuovi alberelli.


Per quanto riguarda il terreno, la mia è in una vaso per orchidee, trasparente, che tengo dentro ad un cache pot in terracotta, così posso sempre accertarmi che sia completamente asciutta al momento dell’irrigazione, e posso anche controllare la situazione delle radici, sottili ma molto energiche. Il mix di terreno l’ho composto io con un po’ di argilla, perlite, terriccio per piante da interno e bark per orchidee in superificie. E’ quindi molto drenante, assicura un ciclo bagnato/asciutto veloce, senza lasciare la pianta con i piedi a mollo.

Altri modi per assicurarsi che la pianta da bagnare sia asciutta è il peso del vaso (normalmente da asciutto è leggerissimo, serve però addestrare la sensazione del suo peso quando è bagnato), ma anche il portamento delle foglie che, se necessitano di acqua, sono visibilmente flosce e al tatto sono vuote, lisce e molto morbide, svuotate appunto dal liquido che le tiene in vita.

Io preferisco sempre dare acqua da sotto, riempio una ciotola con acqua ed immergo il vaso. Lo lascio così fino a quando è bello zuppo oppure fino a quando ho tempo di tornare a tirarla fuori. Non esiste una scadenza fissa per l’innaffiatura, può essere ogni tre giorni come ogni settimana, dipende dalla luce che assorbe, dalla temperatura interna ed esterna (è vicino ad un vetro) e dalla percentuale di umidità nella stanza.

Questo vale per tutte le piante: se ci diamo delle scadenze fisse rischiamo di dare o troppa o poca acqua in qualche momento dell’anno, dobbiamo imparare a conoscere le nostre piante, così come facciamo con i nostri animali domestici. Loro ci parlano con i miagolii, gli sguardi, la coda, le piante ci parlano con la consistenza e l’apparenza delle foglie, che sono l’organo di contatto con il mondo esterno.


Non smetterò mai di pensarlo e di divulgare questa mia idea: le piante comunicano con noi, sta a noi capire il loro linguaggio attraverso la nostra sensibilità.

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